Lacrime di vittoria

Quelle del Presidente Toffano dopo la meta di Rossi e quelle di Fadalti a fine gara.

A dx Enrico Toffano, presidente del Petrarca Rugby con il capitano, Alberto Saccardo (ph Enrico Daniele)

di Angelo Volpe
(in copertina immagine di Franco Cusinato)

Sabato scorso, 14 aprile, il Petrarca ha battuto con grande autorevolezza il Rovigo nell’ultima giornata di regular season del campionato di Eccellenza col punteggio di 29-9. Ha confermato la posizione in vetta alla classifica, raggiungendo così un obiettivo che non centrava più da ben vent’anni, ossia dal campionato 1997/1998.

Tutto bello, tutto facile?
In apparenza sì, ma la realtà insegna che per ogni obiettivo raggiunto c’è un prezzo in termini di fatica e di sacrificio. Nel rugby, come nella vita, per gioire bisogna (anche) soffrire. Lo diceva già Angelo Beolco, detto il Ruzzante: “Per ogni gaudenza, ci vuole sofferenza”.

Non sono considerazioni buttate lì a caso, ma prendono spunto da due episodi verificatisi proprio durante il Derby (con la “D” maiuscola!) di sabato 14 aprile. Andiamo con ordine e cominciamo dal primo.

Siamo intorno alla metà del secondo tempo, la partita sta girando a favore del Petrarca, ma il risultato è ancora in bilico (15-9). Basterebbe poco per capovolgere la situazione. Anche perché il Rovigo ovviamente non ci sta proprio a perdere e da battaglia tutto campo. Al 67’ arriva però la terza meta della giornata, firmata da Simone Rossi e trasformata da Rizzi. Il risultato passa sul 22-9 scavando così un solco profondo tra le due squadre. Un’ipoteca pesantissima sulla vittoria del match, sebbene al fischio finale manchi ancora parecchio. Nella tribuna del Plebiscito dietro le panchine, quella non aperta al pubblico e riservata agli addetti ai lavori, una persona appoggiata alla balaustra del primo anello si porta le mani alla faccia a nascondere un pianto liberatorio. Un omaccione che fino ad allora aveva seguito nervosamente la partita spostandosi da una parte all’altra della tribuna per seguire le fasi di gioco. Un’anima in pena, un po’ come quasi tutti in tribuna, a prescindere che la loro maglia fosse nera o rossoblu. Quella meta di Rossi aveva sciolto la tensione in una frazione di secondo, lasciando spazio a un pianto liberatorio che scaricava nervosismo e tossine. Quell’uomo era Enrico Toffano, il Presidente del Petrarca. Un’immagine che, per quanto mi riguarda, fa il paio con la finale vittoriosa a Rovigo che diede lo scudetto al Petrarca nel 2011 quando sempre lui, il Presidente, si distese a terra sul prato del Battaglini, occhi al cielo azzurro, spossato dalla tensione di una finale vinta contro ogni previsione e contro ogni pronostico. Un uomo, Enrico Toffano, sanguigno e gonfio di passione, capace di arrabbiarsi di brutto se le cose non girano per il verso giusto, ma anche di gesti di grande, umana, tenerezza. Un uomo che alla guida del Petrarca ci mette il cuore oltre al portafoglio.

Ma la giornata di sabato ha fatto registrare un altro gesto di umana debolezza. Altre lacrime versate per la voglia di fare bene e dare il proprio contributo alla vittoria del Petrarca. Il protagonista questa volta è un giocatore di cui spesso dalle pagine del Boccaccio Rugby News sono state tessute le lodi per le sue doti di giocatore, mirabile sintesi di genio e imprevedibilità.

Si tratta di Niccolò Fadalti. Il nostro Nick nel corso della partita ha fallito alcuni calci piazzati che sarebbero potuti costare cari al Petrarca ai fini della vittoria. Proprio lui che fa della precisione dalla piazzola uno dei suoi punti di forza. In campo la cosa lo aveva evidentemente disturbato togliendoli serenità, tanta era la rabbia per quegli errori. Sul finire della partita Nick viene sostituito e va sedersi in panchina. Mani a coprirsi il volto e un pianto dirotto di tensione, rabbia e nervosismo.  Eppure, il Petrarca in quel momento aveva ormai la partita in pugno. Il punteggio era già sul 29-9, obiettivo raggiunto. Ma evidentemente al nostro Nick non bastava. Ciò che gli rodeva il cuore erano quei calci sbagliati.

Coraggio Niccolò, in campo si va in quindici e il bello del giocare in squadra è che ai passi falsi di qualcuno, ci sono gli altri compagni a darsi da fare per metterci una toppa. E poi lo dice anche il grande Francesco De Gregori: “…non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore…”.

Il Derby di sabato, il n. 162 della storia infinita che lega Petrarca e Rovigo, oltre a una vittoria, oltre a un primato in classifica, ci ha regalato anche dei momenti di grande umanità. A ricordarci che una squadra, dal presidente fino ai giocatori, è fatta di uomini che soffrono, gioiscono, vivono.

Grazie a loro noi appassionati possiamo a nostra volta soffrire, gioire, vivere il rugby.
Grazie Presidente, grazie Niccolò.
…e Forza Petrarca!!!

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