Simone Rossi torna a casa

Via da un rugby che non dà futuro. Con lui anche Alessandro Vannozzi tra i sette del Petrarca che non vestiranno più la maglia bianconera.

Simone Rossi lascerà il Petrarca per la sua Milano, dove potrà completare il ciclo di studi in medicina.

di Enrico Daniele
(in copertina immagine di Redazione)

Simone Rossi torna a casa.
Il “Frecciarossi” ha preso la sua destinazione finale: Milano.

Era nell’aria e lo stesso giocatore l’aveva anticipato al Gazzettino durante le premiazioni in Piazza della Frutta lo scorso 19 giugno. Adesso è arrivata anche la triste ufficialità nello scarno comunicato stampa odierno del Petrarca.

E la tristezza non è solo perché il Petrarca si priva del suo metaman (13 mete nella stagione appena conclusa tra campionato e coppa, l’ultima, importantissima, nella finale scudetto al Plebiscito) e priva i tifosi di uno dei beniamini (eletto Petrarca Top Player 2018), bensì perché una Società che chiude la stagione da Campione d’Italia per la 13a volta, che vanta e nutre ambizioni d’élite nel rugby italiano, che ha la fortuna di trovarsi in una città sede di una delle più prestigiose università del mondo, ebbene, ciononostante è costretta a lasciarsi sfuggire uno dei migliori giocatori del suo roster, principalmente per motivi di studio. A 27 anni, nel pieno della sua forma, Rossi fa una scelta difficile, ma obbligata da un rugby che non garantisce un futuro a chi lo pratica, e poco importa se ti laurei Campione d’Italia.

Ed esempi di “signor Rossi” che se ne vanno da un rugby che non dà futuro ce ne sono tanti.

Nel Petrarca, ad esempio, anche Alessandro Vannozzi fa una scelta di vita che, nel suo caso, gli offre anche una squadra di rugby dove giocare ma, principalmente, assicura al pilone romano un futuro lavorativo. Pazienza poi se dovrà sottostare ad un ambiente “in divisa”, con regole ben definite e poco sindacabili, con il rischio magari di finire nel dimenticatoio ovale, ma con uno stipendio sicuro, che poi è ciò che conta per un ragazzo di 28 anni.

Ma possiamo citare anche il caso di Jacopo Sarto (un ex del Petrarca) che lascia la casacca delle Zebre e sceglie di giocare a Colorno (in serie A) perché vicino ad una scuola di cucina dove il terza linea veronese studierà per costruirsi un futuro lavorativo.
Potremmo continuare con un altro caso che fece discutere. Quello di Nicola Benetti (miglior giocatore del 2013), scaricato dalle Fiamme Oro tre anni fa che, per stare vicino alla famiglia e dare una mano alla moglie, andò a giocare a Casale in serie B.

Non siamo certo noi a doverlo dire ma è un aspetto che ad oggi, nella maggior parte dei casi, sembra non avere una soluzione: dopotutto sono finiti i tempi quando, sempre riferendoci al Petrarca, i giocatori lasciavano il posto nelle Fiamme Oro per assicurarsi un lavoro a fine carriera nel Petrarca di Memo Geremia.
I tempi sono cambiati, in peggio secondo noi. E vale il detto che “si stava meglio quando si stava peggio” e il rugby “pane e salame”, oltre alle (tante) botte in campo e i pochi soldi che giravano, ti garantiva un minimo di futuro.

Con Rossi e Vannozzi, ufficializzate le uscite di Antonio Rizzi (Benetton Treviso), Enrico Bacchin (Lafert San Donà), Giacomo Bernini, Jacopo Salvetti e Vincenzo Delfino, quest’ultimi con destinazione quasi certa a Verona.

Il BRN ringrazia e saluta i sette giocatori in uscita e augura loro le migliori fortune: si dice così vero?

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *