Derby di Continental Shield in parità

Rovigo con il pallino del gioco, sorpreso nel finale dalla meta del Petrarca.
Casellato, furioso contro Momberg, ha una parte dello spogliatoio contro.

Umberto Casellato coach del Rovigo. Punta il dito contro Momberg, ritenuto responsabile del pareggio del Petrarca, ma ha molti giocatori contro nello spogliatoio (ph da The Rugby Channel)

di Angelo Volpe
(in copertina immagine di Franco Cusinato)

É finita 34-34 con il Rovigo in 14 per il giallo di Momberg che manda su tutte le furie il coach Casellato che se la prende con il tallonatore sudafricano per la sua fallosità nel momento più delicato del match, quando i rossoblù dovevano difendere il vantaggio faticosamente maturato sul campo. Nella conferenza stampa di fine partita Casellato era letteralmente furibondo. Evidentemente il pareggio deve avergli fatto saltare i nervi, confermando le voci dei bene informati che parlano di un forte vento di fronda nello spogliatoio rossoblù nei confronti del coach. Una parte dei giocatori contesterebbero i metodi dell’allenatore trevigiano e sembra che nell’allenamento di rifinitura del venerdì, alcuni di loro avrebbero addirittura lasciato il campo anzitempo. Insomma, a Rovigo c’è forte maretta in un ambiente che da mesi va avanti tra polemiche di ogni genere.

Ma questi sono problemi che a Rovigo dovranno sbrigare al più presto se vogliono portare avanti la stagione come si deve. E magari Casellato potrebbe pure darsi una calmata e moderare quel tono sprezzante con i giornalisti in conferenza stampa (“e adesso fatemi delle domande, così vediamo se c’è qualcuno che ne capisce davvero di rugby…”). Mi stupisce come i giornalisti presenti non si siano alzati e andati via, lasciandolo lì a pontificare da solo.

Il derby di sabato (quello giocato su campo) ha visto un Rovigo che ha tenuto piuttosto nettamente in mano le redini del gioco. L’iniziativa è stata a lungo dei rossoblù e il Petrarca in certi momenti è sembrato quasi accondiscendente nel lasciarli fare, come a consentire che si sfogassero per poi raddrizzare la situazione. Almeno questa è stata l’impressione dalla tribuna. Al momento opportuno, quando c’era da ristabilire gli equilibri in campo, il Petrarca si è fatto sentire a dovere e con efficacia. Ha colpito a fondo e ha colpito duro (ben 4 le mete), andando a segnare punti importanti in tutte le declinazioni possibili: mete, calci piazzati e drop. Magistrale l’apporto dalla piazzola del rientrante Menniti che ha sfoderato un devastante (per Rovigo) 100% di piede. La mischia del Rovigo, per contro, ha lavorato molto bene sia in chiusa (riuscendo spesso a imporsi), che nelle fasi aperte, (non poche le controruck con palla rubata). Il Petrarca è apparso sicuro in touche, concedendo poco o nulla agli avversari. Trotta come al solito ha giganteggiato dando sicurezza a tutto il reparto, ma si sono mossi bene anche gli altri saltatori, evidenziando un’ottima intesa nel lancio sia con Santamaria che con Cugini. Si sono anche rivisti alcuni carrettini da moule. Diciamo la verità, un bel carrettino è sempre un bel vedere, corroborante ed entusiasmante. Rovigo invece non ha rispolverato la touche non contestata che aveva più volte giocato nel match di campionato con pessimi risultati.

Alla fine, il Petrarca ha saputo controllare la partita veemente degli avversari, desiderosi di riscatto dopo il bruciante 16-0 del match di campionato di una ventina di giorni fa.  Una veemenza che alla fine non ha pagato, perché si è risolta in una perdita di lucidità dei rossoblu. Il Petrarca ha pareggiato portando a casa 3 punti in classifica per effetto del bonus per le 4 mete segnate, prendendo così la testa della classifica. Ha pareggiato sapendo mantenere calma e raziocinio, rimanendo sempre in partita e risalendo nel punteggio quando si è trovato sotto, piazzando delle zampate micidiali ad ogni possibile occasione. Da sottolineare è che si è avuta la netta sensazione che le marcature siano arrivate quando il Petrarca ha deciso di affondare i colpi (“adesso andiamo di là e segniamo”). Ok è un po’ romanzata come descrizione, ma la sensazione dalla tribuna è stata proprio di una grande determinazione e cinismo nel saper colpire al momento giusto. Purtroppo, non sono mancati gli infortuni e Benettin, Rossetto, Scarsini e Coppo hanno dovuto lasciare il campo anzitempo.

In definitiva, serve a qualcosa e a qualcuno questa Continental shield che di internazionale ha ben poco, visto che 4 delle 6 squadre sono italiane e che le due straniere non sono di grande levatura tecnica? Ha un senso organizzare una competizione di questo tipo? Io ero e sono tuttora molto dubbioso. Coach Andrea Marcato ha detto alla vigilia che noi italiani siamo dei criticoni mai contenti. Può essere, ma a mio avviso il senso di una competizione europea dovrebbe essere quello di far incontrare le esperienze rugbystiche di diversa origine affinché dall’incontro possa nascere un giovamento reciproco per i partecipanti.  Una sorta di affinità elettiva, per intenderci (il maestro mi perdonerà per la citazione).  Tireremo le somme alla fine della competizione.

Aspettiamo di conoscere sul campo i Barbarians Belgium la settimana prossima a Bruxelles (anche perché di loro non si sa praticamente nulla, nemmeno il sito ufficiale del club viene in aiuto). C’è di buono che, salvo ripensamenti o imprevisti, è annunciata la diretta streaming di The rugby channel. Meritorio come sempre per chi non può andare in trasferta.

Forza Neri!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *