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Scelte obbligate

Firenze e San Donà fanno un passo indietro, per non sparire.
L’ennesimo flop di una gestione FIR fallimentare.

Giacomo Lucibello e Alberto Marusso. Scelte obbligate, per non sparire definitivamente.

di Enrico Daniele

Se dovessimo stilare una classifica delle parole più usate in questo periodo, probabilmente “emergenza” risulterebbe ai primi posti.
Se, invece, dovessimo cercare quella più utilizzata nelle pagine dei giornali e sui social in tema di rugby, beh, senza dubbio quella sarebbe “fallimento”.

Messe insieme, le due parole danno l’idea del grave momento che sta attraversando tutto il sistema della palla ovale italiana.

A confermarlo, l’ultima triste notizia della mancata iscrizione al massimo campionato domestico di Medicei e  San Donà. Un fallimento del progetto Top12, come scrive Ivan Malfatto sulle pagine del Gazzettino (leggi qui), cui l’emergenza da Corona virus ha dato il colpo di grazia. Un flop annunciato, come avevamo scritto in questo blog due anni fa, alla nascita del progetto di allargamento a 12 squadre dell’ex Eccellenza (leggi qui).

SAN DONA’, RIPARTE DALLA SERIE B
Mi sento come un padre che non può mantenere gli studi al figlio meritevole sentenzia uno sconsolato e amareggiato presidente Alberto Marusso, costretto a riunire il CDA e considerare una ripartenza dalla serie B del suo San Donà piuttosto che dichiarare forfait ed ammainare la bandiera bianca. “A causa della crisi da Covid-19, alcuni sponsor non hanno potuto riconfermare il sostegno, ad oggi la FIR non ha mantenuto le promesse (ndr. i contributi promessi non sono mai arrivati) e non ci sono state date certezze su tempi e modalità di ripresa delle attività. Perciò, non ce la siamo sentita di mettere nero su bianco contratti che, stante la situazione di assoluta incertezza, probabilmente non avremmo potuto mantenere” continua Marusso, che poi ringrazia per i tanti messaggi di solidarietà ricevuti. E a tutti dico che quando ci saranno i presupposti, San Donà sarà pronta a riprendere il posto che gli spetta. Nessuna resa, quindi, solo una ragionata ripresa un paio di scalini più sotto, forti di un buon numero di giovani “razza Piave” che sapranno onorare la maglia di un club con una grande tradizione ovale, allontanando il pericolo di sparire definitivamente, come nel recente passato è toccato a L’Aquila e al Catania.

ANCHE FIRENZE FA UN PASSO INDIETRO
Come in riva al Piave, in riva all’Arno le cose non vanno meglio. Più o meno la stessa storia. A sommarsi alle già note difficoltà del club biancorosso, l’emergenza Covid ha messo in crisi alcuni sponsor dei Medicei e anche il title sponsor, Toscana Aeroporti, pur nella riconferma di un sostegno triennale, qualche oggettiva difficoltà ce l’ha. Dei contributi federali manco l’ombra e quindi meglio fare un passo indietro, adesso prima che sia troppo tardi, e ripartire dalla Serie A. Una scelta ragionata, pur obbligata, del presidente Giacomo Lucibello e del suo CDA. Salviamo il salvabile, con il “liberi tutti”, specie per quei giocatori che vogliono continuare l’esperienza nel massimo campionato in altre squadre.
Raccolta l’eredità dei Cavalieri Prato, altra società di eccellenza sparita dai radar, per la prossima stagione i Medicei puntano a utilizzare risorse interne e giocare le proprie carte nel campionato cadetto.

SCELTE OBBLIGATE, UNA SCONFITTA PER TUTTO IL MOVIMENTO
Due defezioni importanti, due scelte obbligate, che certificano il totale fallimento del progetto Top12 con un’ulteriore perdita di interesse da parte di sponsor, media e sostenitori.

Di fatto l’ultimo insuccesso di una gestione federale che fa acqua da tutte le parti, tuttavia senza scalfire minimamente la presunzione di un presidente-padrone concentrato esclusivamente sui progetti che gli stanno maggiormente a cuore (ndr. Pro 14 e Nazionale) ma che, alla pari di altri, non riscuotono feedback positivi.
Alle prese nel battibecco pressoché quotidiano con il suo principale detrattore, Marzio Innocenti, Gavazzi e il suo staff dirigenziale sembra aver perso di vista le priorità di cui necessita l’intero movimento: il sostegno economico, specie alle società più in difficoltà, e un protocollo chiaro e condiviso per una ripresa in sicurezza dei campionati. Impensabile per le società spendere la follia di 15.000 euro a match (ndr. a tanto ammonterebbe il costo dei tamponi sostenuto dalla Benetton nell’ultima partita contro le Zebre) senza alcun tipo di ritorno economico, visto che le gare si disputerebbero a porte chiuse o con un pubblico ridotto, stante l’attuale situazione di emergenza, ancora troppo lontana dal risolversi.

LE SOCIETA’ STANNO ANCORA A GUARDARE
Salvo qualche rara eccezione, tutte o quasi, le società sembrano stare in attesa, a curare il proprio orticello.
Lo abbiamo già detto: è questo il momento da sfruttare per decidere le sorti future dell’intero movimento che rischia di rimanere in mano ancora per altri quattro anni all’attuale dirigenza o, comunque, ad essere rimpiazzata da suoi “delfini”.
Un immobilismo pericoloso al punto di portare allo “smantellamento del campionato”, come azzarda Malfatto nella sua analisi sul Gazzettino, che potrebbe essere nelle mire occulte della FIR, cui è fin troppo chiaro l’esclusivo interesse per il Pro 14 e per la Nazionale.
Un passo indietro che riporterebbe il rugby a ben prima dell’ingresso nel Sei Nazioni, che aveva messo definitivamente l’Italia sul palcoscenico internazionale. Un crescendo di successi sportivi ed interesse mediatico con l’apice nel 2007, che tuttavia è rapidamente svanito come neve al sole, riducendo il tutto a meri interessi economici.

AI PRIMI DI SETTEMBRE UN CONSIGLIO FEDERALE DECISIVO?
Ora si attende il prossimo 4 settembre, quando il consiglio federale dovrà tirare le somme e contare le squadre iscritte nei vari campionati, ratificare le iscrizioni e decidere in quanti, quando e, soprattutto, come far ripartire l’intero movimento.

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