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Contagi di ritorno: fermiamo il rugby dilettantistico e amatoriale?

L’incremento dei contagi, peraltro previsto già da mesi, pone l’interrogativo.
La positività di molti atleti del Petrarca ha aperto un dibattito in rete e costretto la FIR rivedere i suoi programmi.

di Enrico Daniele
(immagine di copertina dal sito Riviera24.it)

Quest’estate avevamo pensato tutti che il peggio fosse passato, nonostante le previsioni degli esperti che spegnevano subito il fuoco degli entusiasmi dicendo che era troppo presto per cantar vittoria e che in autunno il virus si sarebbe ripresentato come e, forse, più di prima.

E così è stato. Puntualmente le previsioni degli specialisti si sono avverate e, in pochissimo tempo, ci siamo accorti di aver abbandonato troppo presto quei sani comportamenti virtuosi a salvaguardia della salute che avevano ridotto al minimo la curva dei contagi dopo l’inizio della pandemia.

ANCHE LO SPORT INIZIA A PAGARE IL CONTO
Inevitabilmente, anche lo sport – a tutti i livelli – sta iniziando a pagare un conto salato.
Il rugby, sport di contatto per eccellenza e inizialmente preso ad esempio dagli altri avendo deciso di fermare per primo tutte le attività già a marzo, ora si scopre vulnerabile e, dopo una sola gara, una ventina tra giocatori e tecnici del Petrarca (su 52 testati di una rosa allargata alla Serie A e Under18) sono risultati positivi. In precedenza, stessa sorte era toccata a giocatori del Mogliano e del Calvisano. A Colorno (avversario sabato scorso del Petrarca), dopo i tamponi naso-faringei effettuati tra martedì e mercoledì, nessuno è risultato positivo, e l’attività è ripresa regolarmente, mentre a Padova tutto resta fermo. Rinviato il match di sabato 24 contro Calvisano valido per il secondo turno di Coppa Italia e così quello tra Rovigo e Mogliano, ancora per positività di alcuni giocatori trevigiani.

LA FIR RIPROGRAMMA L’INIZIO DELLE GARE
Quindi, ad oggi, due gare su quattro del secondo turno non si disputeranno e la FIR ha riprogrammato “…l’inizio dell’attività agonistica dei Campionati Nazionali e Regionali Seniores e Juniores, maschili e femminili. Resta al momento confermata la data del 31 ottobre per l’avvio del Campionato Italiano Peroni TOP10, che rimane oggetto di costante controllo degli organi sanitari federali” – è quanto recita il comunicato stampa odierno – e ridefinisce così le nuove date: “Serie A Maschile e Femminile Girone 1, 2 3 e 4: 22 novembre; Serie B e Serie C Girone 1: 29 novembre. Tutte le altre attività, organizzate dai Comitati Regionali – Serie C Girone 2, U18 Élite, U18 Regionale, U16 M/F, U14 M/F, Coppa Italia Femminile – avranno inizio il 6 dicembre, analogamente alle attività propaganda e amatoriali”.

IN RETE SI ACCENDE IL DIBATTITO
Dopo un’estate passata a pensare se e come ripartire, a seguito dell’evoluzione della pandemia la FIR ora prende tempo. Ma, intanto, si accende il dibattito in rete e molti si chiedono se fosse valsa la pena ricominciare o se era meglio stare ancora fermi e rimandare tutto in attesa di tempi migliori, magari quando sarebbe stato pronto il vaccino.
Tutto questo discorso vale, ovviamente, per il rugby dilettantistico, non per il Pro14 dove le squadre sono di livello professionistico.

Molti si domandano se valga la pena rischiare il proprio posto di lavoro (la maggior parte dei giocatori ha un lavoro primario, oltre alla pratica sportiva) mettendo a rischio anche quello degli altri, o pregiudicare il proprio percorso scolastico-universitario (molti atenei prevedono la frequenza obbligatoria) a favore della pratica sportiva.

LA SALUTE È UN BENE DI TUTTI
È un interrogativo che ha una risposta sola, se consideriamo il bene di tutti, ovvero la salute.
Probabilmente era più ragionevole prendere tempo perché, come detto, l’acuirsi dei contagi era ampiamente previsto nei tempi e nella gravità.
Aprire la discussione in un tavolo allargato tra Federazione e tutti gli altri attori (società, sponsor, media…) probabilmente avrebbe aiutato a definire un piano ripartenza che tenesse conto delle esigenze di tutti, anche sacrificando qualcosa perché, se qualcuno non se ne fosse ancora reso conto, questa pandemia ha cambiato e continuerà a modificare le nostre abitudini, il nostro modo di pensare ed agire portandoci inevitabilmente ad  una revisione globale dei nostri comportamenti e di tutto il sistema economico e sociale.

In questo, lo sport (quello puro, non il professionistico comandato perlopiù dal business) dovrebbe fare da apripista.

Emergenza Covid-19, un’occasione persa?

La crisi porta progressi” diceva Einstein, ma il movimento ovale pare non voglia sfruttarla.
di Enrico Daniele

Alfredo Gavazzi. Presidente di un consiglio “ai titoli di coda” fa il bello e il cattivo tempo nell’immobilismo (quasi) totale delle società (ph Il Messaggero.it)

Prima di scrivere questo articolo mi sono chiesto se, a fronte della pandemia virale da Covid-19, con ripercussioni negative ad ogni livello, rugby compreso, fosse davvero il caso di scomodare uno come Albert Eistein.

Tuttavia, ho ritenuto opportuno ricordare alcuni passi del famoso saggio che lo scienziato scrisse nel lontano 1931, appena dopo la Grande Crisi del 1929: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi – scriveva il sommo teorico della relatività -. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. É nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”.

Ebbene, negli ultimi mesi è successo un po’ di tutto. Il virus ha colpito indifferentemente a tutti i livelli, mettendo in luce la fragilità di ogni sistema, anche il più sofisticato e protetto. Lo sport non è stato risparmiato da un disastro che ha rischiato e rischia tutt’ora di mettere in ginocchio anche le società più forti.

Ad uno ad uno tutti i campionati sono stati sospesi: in Italia, primo fra tutti il campionato di rugby, una volta tanto per una saggia e coraggiosa scelta della FIR, seguita poi da tutte le altre discipline.

Una decisione mal digerita da alcune società del Top12 che avrebbero voluto finire la stagione con un torneo solo fra le migliori, nel segno del “the show must go on”. Fortunatamente alla fine è prevalso il buon senso e lo stop imposto a marzo è stato rispettato.

MENTRE LE SOCIETA’ PENSANO AL MERCATO, LA FIR PRENDE INIZIATIVE
Cinque mesi di sosta che ha paralizzato tutto, fuorché il Consiglio Federale FIR che, pur giunto ormai abbondantemente ai titoli di coda, sfrutta il congelamento delle attività e l’inerzia di tutte (o quasi) le società per proporre iniziative, determinare nuovi compiti e funzioni, dettare nuove regole, prendere impegni a livello internazionale, tali da condizionare tutta l’attività del prossimo quadriennio, quando (ma il forse è più che d’obbligo in questo caso) il consiglio sarà del tutto nuovo. Piuttosto eloquenti le argomentazioni riguardo le priorità del presidente federale: “Da dirigente sportivo di lungo corso, da imprenditore consapevole delle difficili contingenze che il contesto attuale ci impone di considerare e, in ultimo, da appassionato che da oltre un quarto di secolo presta la propria opera volontaria all’interno dell’organo di governo del rugby italiano, sono convinto di come, oggi, le priorità del nostro rugby siano ben lungi dal riguardare la composizione del Consiglio, o l’urgenza con il quale questo sembri dover essere rinnovato”.

E, così, sono anche state decise le possibili date per un campionato che, tuttavia, rischia di non vedere ai nastri di partenza più di qualche società.

I Medicei hanno già dato forfait. San Donà ha praticamente lasciato liberi tutti i giocatori e il sentore è lo stesso dei toscani, cioè di una ripartenza ma dalle serie inferiori. Poco o nulla trapela dalle altre società, tuttavia a coprire un silenzio che “puzza di bruciato”, il profumo di un mercato in pieno fervore, specie per le società di vertice.

Tanti i cambi di casacca di giocatori e tecnici: salvo rare eccezioni, i nomi che circolano sono sempre gli stessi. Gente che cerca una definitiva sistemazione in questo clima di assoluta incertezza.

Fanno parlare i colpi di mercato del Valorugby che conferma di voler puntare in alto, con Rovigo che fa vivere i giornali locali sollevandoli parzialmente dalla crisi incombente. Perfettamente allineate alle due, sia le Fiamme Oro (qui la crisi sembra non aver colpito per nulla) con Calvisano che, sorniona, ha sistemato ben bene il proprio organico. Scandalizza, invece, il mercato del Petrarca: in un batter di ciglia decimata la squadra che, solo due anni fa, si cuciva sulla maglia il tredicesimo scudetto. Mercato senza sussulti per Viadana, Mogliano, Lyons, Colorno. Regna il silenzio alla Lazio come a San Donà. Di Firenze abbiamo già detto.

A distanza di cinque mesi, però, il virus è ancora molto presente e la paura di un ritorno autunnale dei contagi mette più ansia che certezze sulla ripresa del campionato.

EINSTEIN, AIUTACI TU!
Ecco allora che invoco l’aiuto dell’eclettico sommo scienziato che scriveva: “L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia”.

E mi domando perché questo momento di crisi (che purtroppo pare non sarà brevissimo), non è stato colto dalle società come opportunità per sedersi ad un tavolo comune, ragionare a bocce ferme, costituire un gruppo forte, tralasciando almeno per un momento campanilismi e vecchie ruggini.

Perché non sfruttare l’occasione che ci regala questo momento di difficoltà per unire gli sforzi e concentrarli per proporre una squadra di persone capaci, con un progetto condiviso, pronta a prendere in mano le redini del movimento che sta purtroppo andando alla deriva?

“É nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

Siamo in crisi: è giunto il momento di fermare la routine, la lenta agonia e di cambiare rotta.
Adesso, dopo sarà purtroppo tardi!

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