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Pasquale Presutti, 51/71!

Oggi il compleanno di uno tra i più stimati uomini del rugby italiano, in campo da 51 anni.
Chiusa l’esperienza coi Medicei, da questa stagione allena il Monselice.
L’intervista a tutto tondo su campionato, Nazionale, elezioni FIR…e su Rovigo.

La rabbia e la gioia: due immagini di una giornata memorabile al Battaglini: la vittoria del 12° scudetto col Petrarca nel 2011 (ph Elena Barbini)

di Enrico Daniele

Pasquale Presutti, aquilano di Trasacco, classe 1950, padovano d’adozione, compie oggi 71 anni.

Dal 1969, anno del suo arruolamento nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, sezione rugby, sino alla scorsa stagione, ultima da allenatore di un club del massimo campionato domestico, Presutti è sempre stato uno degli uomini più rappresentativi della palla ovale italiana con un palmares di tutto rispetto: quattro scudetti da giocatore col Petrarca (1972-73, 1973-74, 1976-77, 1979-80) e una Coppa Italia (1981-82); da allenatore ha riportato a Padova il titolo che mancava da 24 anni battendo, contro ogni pronostico, il Rovigo al “Battaglini” il 28 maggio del 2011; l’ultimo successo di una lunga e prestigiosa carriera il Trofeo Eccellenza nel 2013-14 sulla panchina delle Fiamme Oro, ancora contro Rovigo al Battaglini.

Col Petrarca una carriera invidiabile: 4 scudetti da giocatore, una Coppa Italia e un tricolore da allenatore.

Consigliere federale dal 2016, nel 2020 a settant’anni conclude l’esperienza di allenatore nel massimo campionato con I Medicei di Firenze, scegliendo di allenare nelle categorie minori, a Monselice.

Uomo equilibrato e pragmatico, lontano dalle polemiche, stimato, amato e rispettato da tutti, indistintamente.

Resterà negli annali del rugby la rassicurante risposta data al Prefetto di Rovigo nella conferenza stampa prima del derby scudetto del 2011.

Lo abbiamo intervistato.

BRN: Come succede periodicamente, abbiamo il piacere di fare due chiacchiere con te Pasquale. Oggi compi gli anni, 71 assolutamente ben portati, dei quali 51 sui campi da rugby. Un’eternità! Ti sei innamorato prima di tua moglie o della palla ovale?

Presutti: Beh ho cominciato a giocare prima di conoscerla! Sono tesserato dal maggio del 1970 e da allora, salvo una brevissima pausa di 5 mesi, il rugby è stata ed è la mia vita…oltre a mia moglie, ovviamente.

BRN: Qual è il tuo ricordo più bello, la soddisfazione più grande della tua carriera e la delusione più cocente?

Presutti: Il rugby mi ha dato tante soddisfazioni e nessuna particolare delusione. Tra l’altro anche dal punto di vista fisico, salvo i normali problemi che normalmente affliggono chi pratica questo sport, devo ringraziare il cielo perché non ho subito infortuni gravi. Per il resto ho solo bei ricordi. Tre in particolare: lo scudetto da giocatore col Petrarca nel 1977 a Udine, con il prologo dell’aggancio alla capolista Rovigo all’ultima giornata all’Appiani. Ricordo l’impressionante colpo d’occhio della cornice di pubblico che occupava qualsiasi spazio libero delle gradinate. Uscire dal sottopasso e vedere tutta quella gente che urlava “Petrarca, Petrarca…” e tutte quelle bandiere…una cosa indescrivibile. E poi lo scudetto del 2011 da allenatore, stavolta in casa del Rovigo. In entrambe le occasioni eravamo nettamente sfavoriti alla vigilia e per questo la soddisfazione di aver vinto rimane un ricordo indelebile per tutti i protagonisti. Terzo episodio, sempre nel 1977, e ancora nel catino dell’Appiani stracolmo, la sfida del XV del Presidente contro gli All Black’s. Tre momenti vissuti in prima persona che sarà impossibile dimenticare.

Il XV del Presidente all’Appiani, nell’ottobre del 1977. Presutti è il quarto in piedi da sinistra.Al suo fianco, con la maglia nera scambiata con gli All Black’s, un grande amico di Presutti, Mario Piovan

BRN: Cosa avresti potuto fare che non hai fatto? Qualche rimpianto?

Presutti: Senza dubbio avrei voluto giocare di più con la Nazionale. Tuttavia, a quel tempo, non eravamo dei professionisti. A molti giocatori del Petrarca di Memo Geremia veniva garantito un posto di lavoro. Era difficile per questo lasciare la propria occupazione per andare in tournée con la Nazionale. Perciò, vorrei sfatare una volta per tutte un pensiero comune a molti: la scarsa presenza di allora in Nazionale non era un volere specifico di Geremia, piuttosto un segno di rispetto per chi ci aveva trovato un’occupazione. Di rugby manco allora si poteva campare.

BRN: C’è un club, un giocatore, un collega, al quale ti senti più legato?

Presutti: Ho amato tutti i club con i quali ho avuto modo di collaborare, prima da giocatore e poi da tecnico. È chiaro che il Petrarca ha segnato profondamente la mia storia, così come mi sono cari molti dei miei compagni di allora con i quali mantengo solidi rapporti di amicizia, specie con chi mi ha affiancato in prima linea. Ma ho ottenuto soddisfazioni professionali anche con altri club con i quali ho lavorato. Negli ultimi anni ho avuto l’onore di portare le Fiamme Oro a vincere il Trofeo Eccellenza contro il Rovigo al Battaglini, mentre nei cinque anni a Firenze coi Medicei abbiamo fatto un bel percorso dalla Serie A ad un sesto posto nel Top12. 

Nel Petrarca Campione d’Italia per la seconda volta nella ss 1973-74. Presutti è i primo a destra in piedi, dopo il tecnico, Marcello Fronda. Davanti Presutti, Pietro Monfeli e Andrea Miele, altri due grandi compagni ed amici.

BRN: Dopo tanti anni nel massimo campionato, prima da giocatore, poi da tecnico e consigliere federale, hai deciso di portare la tua esperienza nelle categorie minori, in particolare a Monselice. Quali le motivazioni di questa scelta?

Presutti: In questi ultimi anni ho girato parecchio. Dopo i sei anni al Petrarca, i tre a Roma e i cinque a Firenze, con mia moglie avevamo preso la decisione che era giunto il momento di riposare, vista l’età e l’incombente pandemia. Difficilmente mi sarei visto lontano dalla famiglia in questo particolare momento, tuttavia è arrivata la proposta dal Monselice, che è vicino a casa mia, dove cerco di fare del mio meglio. Speriamo di poter iniziare anche a giocare, anche se francamente oggi come oggi non mi pare ci siano ancora sufficienti condizioni di sicurezza.

BRN: In oltre mezzo secolo di rugby vissuto in prima persona, la palla ovale italiana ha cambiato molto e l’attuale situazione pandemica rischia di farlo cambiare ancora. Cosa è rimasto del campionato di rugby italiano degli anni ’70 e cosa manca a quello odierno per tornare ad essere apprezzato dal pubblico e dagli sponsor come lo era in quegli anni? Rivedremo ancora le tribune zeppe di spettatori?

Presutti: È rimasto veramente poco. Attorno al rugby giravano imprenditori importanti, le società avevano uno spirito diverso ed il pubblico riempiva gli stadi. È cambiato il modo di vivere, sono cambiati gli interessi. Il movimento è in difficoltà e un po’ mi dispiace quando sento dare la colpa sempre e solo alla Federazione. Le responsabilità di questa situazione vanno divise tra tutti e tutti devono impegnarsi per invertire la tendenza negativa.

A sinstra tecnico delle Fiamme Oro, a destra sulla sua ultima panchina nel massimo campionato coi Medicei.

BRN: In un’Italia principalmente calciofila, dopo l’entrata nel Sei Nazioni la Nazionale di rugby ha avuto un breve periodo di successo in termini di appeal. Un’effimera ascesa, più o meno corrispondente al solo tempo in cui tra gli azzurri c’erano molti oriundi, ma anche gli italiani che giocavano all’estero nei campionati francesi o inglesi. Poi l’avvento delle franchigie nella Lega Celtica e il rientro dei nazionali, ma con la rotta in continua discesa. Cambiano gli allenatori, ma il problema rimane. Esiste una soluzione a breve? Quando l’Italia potrà osare una sfida alla pari con le potenze del rugby senza timori reverenziali, come ad esempio succedeva al XV del Presidente, la formazione ad inviti di cui tu facesti parte?

Presutti: Prima di andare all’estero ti ricordo che i giocatori sono stati formati all’interno delle società. Poi all’estero hanno raggiunto la maturazione e molti di loro hanno ottenuto notevoli riconoscimenti. Anche gli oriundi come Parisse, Castrogiovanni e Canale sono arrivati in Italia molto giovani e hanno raggiunto la prima maturità sportiva nelle nostre squadre, affinandola poi all’estero. Dispiace a tutti vedere una Nazionale in sofferenza, perdere molte partite. Ma bisogna tener conto che gli azzurri affrontano sempre le migliori squadre del panorama mondiale a cominciare dal Sei Nazioni e poi nei test match invernali ed estivi. Quando si è pensato alle Accademie e alle franchigie tutti a dire “che bello”… adesso tutti a criticare. Sarei bugiardo se dicessi che va tutto bene, che tutto è perfetto. Certamente c’è qualcosa da rivedere, altro da migliorare e come tutti gli innamorati di questo bellissimo sport mi auguro che arrivino presto i cambiamenti che ci possano far fare un auspicabile salto di qualità. 

BRN: Torniamo a parlare del campionato. Condividi la scelta di giocare comunque il campionato vista la crisi pandemica che non sembra ancora vedere la parola “fine”?

Presutti: Sì, qualcosa bisognava fare e come Consiglio Federale abbiamo convenuto di far partire il Top10 che ha più mezzi a disposizione rispetto agli altri per seguire il rigido (e costoso) protocollo di sicurezza. Dubito che le categorie minori possano garantire altrettanta disponibilità. Teniamo conto che in quest’ultime i giocatori hanno un lavoro o studiano. Aldilà dell’aspetto economico per tutelare la salute, in caso di contagio il rischio si ribalterebbe sulle aziende per le quali lavorano, già provate dalla pandemia. Mi auguro che la situazione si evolva in positivo e che tutti possano ritornare presto in campo e in piena sicurezza.

BRN: L’allargamento a 12 squadre non ha prodotto l’auspicato aumento di interesse da parte degli sponsor e del pubblico. Con le defezioni de I Medicei e del San Donà, quest’anno si è ritornati ad un campionato a 10 squadre. Dopo poche gare disputate, tuttavia, il divario fra le prime e le altre è ancora piuttosto evidente…Se allunghi un brodo non lo migliori, un po’ come il vino annacquato…

Presutti: Le differenze tra le squadre ci sono sempre state. Con l’allargamento a 12 avevamo cercato di dare la possibilità anche ad alcune squadre di Serie A di affacciarsi ad un rugby con più visibilità. Anche qui i miglioramenti possibili ci sono, ma spesso sento solo critiche nei confronti della Federazione e poche proposte da parte delle società, che avrebbero interesse a mettersi insieme per portare avanti progetti di miglioramento. Una volta esisteva la Lega delle società, da qualche anno si riparla di ricostituirla ma ad oggi c’è ancora un nulla di fatto. Per migliorare serve la volontà e il contributo di tutti, Federazione, Società…e sponsor.

BRN: Nell’ultimo quadriennio sei stato consigliere federale in quota tecnici. Conosci bene i meccanismi del ponte di comando del rugby italiano. Adesso è tempo di elezioni (ndr. 13 marzo 2021) e la corsa alla presidenza della FIR rimane assolutamente incerta con ben 7 candidati: con il presidente uscente, Alfredo Gavazzi, ci sono nell’ordine, Marzio Innocenti, Elio De Anna, Giovanni Poggiali, Gianni Amore, Nino Saccà, Paolo Vaccari. Chi tra questi potrebbe essere l’uomo giusto per far fare il salto di qualità alla FIR e recuperare un prestigio andato via via scemando in questi anni?

Presutti: Sette candidati sono tanti. Troppi, e non credo di essere l’unico a pensarlo. Presi ad uno ad uno e letti i loro programmi sono tutti all’altezza e tutti hanno come obiettivo migliorare la situazione attuale. Tutti vogliono ricostituire la Lega. Perciò non mi sento di fare dei nomi nello specifico, tuttavia mi sarei aspettato meno candidati con più coalizioni attorno ad ognuno. L’unione fa la forza, al contrario della frammentazione.

BRN: Toglimi una curiosità personale. Sei considerato la “bestia nera” di Rovigo. Ma è vero che avresti potuto allenare i bersaglieri qualche anno fa?

Presutti: No, no… ormai non lo sono più…Le ”bestie nere” per Rovigo adesso sono altre… È noto l’apprezzamento nei miei confronti della tifoseria di Rovigo e sarebbe stato stimolante per me allenare i bersaglieri…come del resto è stato stimolante allenare il Petrarca… tuttavia sono state solo chiacchiere e trovate giornalistiche. Non c’è mai stato nulla di concreto e non penso che mi potrà capitare…Una panchina prestigiosa a cui oggi possono ambire tecnici più giovani.

Trofeo Eccellenza 2014: Presutti vince il suo ultimo trofeo a Rovigo con le Fiamme Oro (ph Giampaolo Donzelli)

BRN: Nell’augurarci che cessi presto questo sfortunato momento per ritrovarci nei campi da rugby, un’ultima domanda. Esiste un “nuovo” Presutti nel rugby italiano?

Presutti: Non un altro Pasqualeperò dal punto di vista tecnico penso che Victor Jimenez sia quello che mi assomiglia di più. Lo apprezzo molto e lui lo sa. Al Petrarca sta facendo molto bene…sabato scorso la sua mischia è stata elemento determinante nella vittoria contro il Valorugby.

Ringraziamo come sempre Pasquale Presutti per la disponibilità e gli auguriamo di portare sui campi di rugby ancora per molti anni la sua grande esperienza.

 

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